C'erano una volta la missione degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite e il suo desiderio di eliminare la parola "genere" dai documenti sui diritti umani.
C'era una volta, difatti, l’obiettivo di sostituirlo con il termine "donna", a quanto pare una conseguenza del piano del presidente Trump di cancellare le creature transgender dalla faccia della terra.
Indi per cui, c’erano una volta le parole giuste per il dizionario neofascista.
Laddove ti capitasse di dire buon cittadino, dovresti pensare a un signore dalla carnagione candida e il portafogli gonfio.
E allorché dovessi immaginarti un individuo indigente, o al peggio criminale, avresti l’obbligo di disegnare nella tua mente un immigrato, ovvero qualcuno di origine africana.
Qualora volessi figurarti una famiglia normale, dovresti pensare a papà, mamma e figli tutti biondi e sorridenti, e a una cameriera nera, in caso di bisogno.
E se mai ti trovassi a considerare un perfetto esempio contrario, dovresti solo cambiare il colore della pelle e la qualità del vicinato.
Quindi, se leggerai missione di pace, sarà guerra, e se ascolterai gridare guerra, sarà proprio così, ma sarà anche troppo tardi per fuggire dall'incubo.
Perché ogni dittatura, forte o morbida che sia, ha bisogno di leader e soldati, ma dovrebbe anche sapere come diffondere le solite, vecchie o nuove parole giuste...
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Ecco alcuni suggerimenti per dare il proprio contributo contro il riscaldamento globale:
1. Non comprate mai qualcosa di nuovo fino a quando quello vecchio non sia rotto del tutto, compresi i vestiti. In questo modo ridurrete la domanda di materiali, il loro trasporto intorno al pianeta e l'inquinamento, dal momento che finiranno in una discarica.
2. Sbarazzatevi della lavastoviglie: spreca energia e acqua.
3. (Qualora possiate permettervelo) Create un giardino - o contribuite affinché venga realizzato – e aiuterete a prevenire le inondazioni.
4. In caso viviate in una città, perché avete bisogno della macchina? Prendete i mezzi pubblici, andate in bicicletta o camminate. Noleggiate un'auto quando andate in vacanza.
5. Spegnete tutte le luci prima di coricarvi.
6. Comprate prodotti locali; abbatterete così chilometri di cibo in viaggio.
7. Persuadete i vostri vicini a far lo stesso.
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C’erano una volta gli animali.
C’erano una volta uno squalo, un elefante e un rinoceronte.
C’erano una volta… e poi, come andava avanti?
Ah, già, tanto tempo fa, in una terra lontana c’erano gli squali.
Ricordi, gli squali?
Ogni anno 100 milioni.
270 ogni giorno.
Più di 10 all’ora, oggi, ne vengono uccisi, principalmente per le pinne.
E gli elefanti? Rammenti gli elefanti?
Da gennaio a dicembre in 20mila.
Quasi 1700 al mese.
Uno ogni 25 minuti, in questo momento, vengono massacrati per l’avorio.
Il rinoceronte? Hai presente il rinoceronte?
Più di 1000 ogni anno solo in Sudafrica.
Quasi 3 al giorno vengono affogati, adesso.
Lo stesso accade a molte altre specie e misurando l’orribile sterminio in termini umani è come se dal 1970 a oggi avessimo perso l'intera popolazione dell'Asia.
C’erano una volta, quindi, lo squalo, l’elefante e il rinoceronte.
Già, tanto tempo fa, in una terra lontana.
C’erano...
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C’era una volta un Troll intollerante.
Che potremmo anche chiamare inTrollerante.
Anzi, in-Troll-errante, perché costoro vagano, essi vivono, sono tra noi, ma fanno rumore solo in tanti o in forma anonima.
Allora, voli alto e inizi dicendo che secondo la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (United Nations Conference on Trade and Development, in breve UNCTAD), ovvero il principale organo permanente dell'ONU nell’ambito del commercio dello sviluppo…
Chi se ne fotte delle Nazioni Unite, basta con questo globalismo, tagliamo i fondi!
…la crisi finanziaria ha provocato l’aumento esponenziale del debito delle famiglie nelle zone più povere dei paesi in via di sviluppo…
E allora, se sei povero, non li fare i debiti, no? Chi è causa del suo mal… come dice il detto?
…e ciò ha reso gli abitanti inermi innanzi alle guerre commerciali di Donald Trump contro tutti gli stati del mondo da lui ritenuti nemici…
Trump fa bene e anche Salvini, pure Di Maio quando lo sta a sentire, tutti a casa, tornate al paese vostro!
...con un conseguente rallentamento della crescita generale...
Giusto, che vogliono crescere ancora? E quanti figli devono fare? Ci vogliono cancellare, questa è la verità!
Difatti, dal 2008, il suddetto debito a livello globale è salito da 142 a 250 trilioni (ovvero miliardi di miliardi) di dollari, che è il triplo del reddito complessivo di ogni nazione.
Sintetizzando, gli insindacabili numeri dicono che la crisi dovuta agli imbrogli dei grandi gruppi finanziari, con la complicità di politici corrotti, ha impoverito il mondo e fatto ulteriormente arricchire l'opulenta minoranza, spazzando via la classe media. E quest’ultima, cosa fa? Invece di organizzarsi, con il voto e ogni altro strumento di cittadinanza attiva, per fronteggiare chi ha rubato e continua a farlo, sceglie come rimedio ai danni subiti la persecuzione di coloro che ritiene più disgraziati di lei…
…
E il PD?
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La polemica tra Travaglio e Zoro, intorno al discutibile editoriale (qui la contro replica) del primo sul legame tra ONG e trafficanti, con l’esaustivo intervento di Annalisa Camilli su Internazionale, mi ha spinto a interessarmi a due termini in particolare al centro della discussione: acclarato e rivendicato.
Vocaboli importanti, tra parole scritte, sbandierate e vendute.
Già, vendute, perché di questo stiamo parlando, altro che chiacchiere da social.
Non qui, qui è tutto gratis per davvero.
Mi riferisco al Fatto quotidiano e il suo direttore.
Nello specifico, vorrei soffermarmi su quel che c’è scritto sulla versione digitale.
Ilfattoquotidiano.it non riceve alcun finanziamento pubblico, recita con malcelata ostentazione la parte riservata agli spazi pubblicitari.
Tuttavia, riscontrando nel sito la quasi totale assenza di questi ultimi, mi chiedo: chi paga il suddetto, controverso articolo del buon Marco?
Così, esplorando la faccia telematica del noto giornale mi imbatto in un’altra, assai significativa sezione: Il Fatto Social Club.
Non credo ai miei occhi, scorrendo fin dall’inizio della pagina, ignaro che il resto mi sorprenderà quanto mai ulteriormente.
L’invito è introdotto dal seguente titolo: Entra nel club di chi crede nella libertà d’informazione.
E questo è uno stralcio del messaggio: Difendere il giornalismo senza padroni e vincere la sfida per l’informazione digitale. Per questo nasce il Fatto Social Club, la comunità dei lettori del Fatto Quotidiano. Mentre le altre testate investono milioni di euro e vengono sempre più condizionate da gruppi finanziari e industriali, noi ci rivolgiamo a voi. Chiediamo una mano a chi ci segue, a chi vuole un’informazione indipendente, ecc.
Tuttavia, la vera chicca sono le modalità con cui il fortunato lettore potrà entrare a far parte della sociale comunità.
Il pacchetto va dal semplice sostenitore (5,99 al mese o 60 euro all’anno) al socio di fatto (55 euro al mese o 500 all’anno), passando per il partner (17,99 euro al mese o 179,99 all’anno).
Ora, a parte il fatto – scusate la ripetizione – che tutto mi sembra tranne che essere entrato nel sito di chi crede nella libertà di informazione - ma piuttosto uno dei tanti portali acchiappa gonzi a pagamento con le varie quote virgola 99 - quello che mi lascia più esterrefatto è l’elenco dei vantaggi delle diverse possibilità nel sopracitato pacchetto.
In pratica, udite udite, sborsando la quota minima di sostenimento della testata si otterrà tra le altre cose il privilegio di commentare tutti gli articoli, entrare nel nostro (loro) social network e leggere la newsletter.
Ho letto bene ciò che peraltro è scritto nero su bianco, direttore?
Per poter commentare i pezzi o interagire con i vostri social, ovvero ricevere la newsletter, devo pagare?
Sempre aderendo all’entry level del Club, tra gli altri benefici ci sono Ricevi le offerte promozionali e Offerte dei nostri Partner commerciali, addirittura con due voci distinte.
No…
Questo è il massimo davvero, neanche il bersaglio preferito Silvio sarebbe arrivato a tanto.
Traducendo, per spiegarla alla Chomsky, il lettore/sostenitore da voi venduto all’investitore come cliente dovrà addirittura contribuire in denaro a tale scambio?
A questo punto non oso immaginare in cosa consista la Sorpresa in esclusiva per te riservata ai soli soci di fatto.
Chissà, magari sbaglio io a stupirmi.
D’altronde, non è la prima volta.
È successo e di sicuro accadrà ancora.
Come disse Nietzsche, chi lotta con i mostri deve guardarsi dal non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te.
Forse, anche Travaglio e il suo giornale, che dell’antiberlusconismo ne hanno fatto nel tempo un vanto acclarato e rivendicato, hanno scrutato troppo a lungo il nemico...
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C’era una volta un pianeta di forme e colori.
Di esistenze e sopravvivenze.
Di creature perennemente in viaggio, solo in apparenza immobili.
In una collettiva danza tra partenze e ritorni.
E c’erano una volta anche popoli in guerra.
Intrappolati in un conflitto antico come il mondo stesso.
Tra coloro che in ogni epoca, mattone dopo mattone, innalzano muri per dividere le genti. E coloro che man mano che l’indignazione e la coscienza si fanno forza l’un l’altra.
Si impegnano a buttarli giù.
Così, sin dall’alba dei tempi, la storia va avanti nel suo assurdo gioco.
Tu costruisci un muro, io lo abbatto, tu lo ritiri su e io lo smonto di nuovo.
Su e giù, giù e su.
Finché non si comprese che c’è solo un modo per metter fine a tale assurdità.
Cancellare, una volta per tutte, quella folle linea sui cui fu posta un giorno la prima maledetta pietra.
In breve, il confine.
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C’era una volta un campionato del mondo.
Un altro.
Dove se si perde, fa notizia, e non è mai un bel leggere, tantomeno vedere.
Al contempo, allorché si sopravviva al fischio conclusivo, non ci saranno autografi sulla maglia e foto con dedica.
Nondimeno, questo non vuol dire che non si urlerà di gioia, con la coppa chiamata vita stretta tra le mani.
Sullo schermo, ovvero nella grotta, va ora in scena la finale.
Nel suo drammaticamente allungato tempo supplementare.
Perché il destino del nostro pianeta è un arbitro talvolta crudele e sembra quasi provar gusto nel trovare ogni pretesto per posticipare la strada per la benedetta doccia, dove lavar via le contusioni del vivere difficile.
Nel mentre, là sotto, al buio, si combatte contro il solito nemico.
Il tempo.
Correte quindi, lancette, siate magnanime, per una volta.
Bruciate via le ore come se fossero minuti travestiti da secondi.
Sicché in dodici, insieme al loro prode allenatore, ne meritano ancora tanti da giocare…
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C’era una volta le parole.
I quanto mai sottovalutati insiemi di lettere con cui raccontare e spiegare come va.
E dove va.
Il mondo.
C’era una volta, quindi, la notizia.
Ovvero, le parole.
Sui migranti, disse la Merkel, si decide il destino dell’Unione Europea.
Ma si potrebbe anche dire…
Sull’Unione Europea si decide il destino dei migranti.
Ma pure…
Sui migranti dell’Unione Europea si decide il destino della Merkel.
C’era una volta le parole, quindi.
Della Merkel e dell’Unione Europea.
Più che mai quelle con cui aggrediamo o difendiamo i migranti.
Con le quali stiamo decidendo, tutti.
Il nostro comune destino…
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C’era una volta la memoria.
Quella personale, ancor prima di quella collettiva.
Di chi dice o fa cosa, non per conto di chi o in nome di qualsivoglia governo.
C’era una volta, quindi, Nikki Haley, ambasciatrice USA alle Nazioni Unite.
C’era una volta, altresì, l’annuncio di quest’ultima che sancisce l’uscita degli Stati Uniti dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC).
C’era una volta, ancora, Nikki Haley, che giustifica la scelta del suo paese accusando il suddetto Consiglio di agire quale protettore di coloro che abusano dei diritti umani, ignorando le atrocità che hanno luogo altrove.
Di nuovo, perciò, c’era una volta Nikki Haley, ovvero un tempo Nimrata Nikki Randhawa,
figlia di una famiglia di immigrati indiani.
C’era una volta qualcuno che dovrebbe chiedere ai propri genitori cosa volesse dire arrivare in America da immigrati, per giunta con una carnagione tutt’altro che favorevole.
C’era una volta, di conseguenza, chi non può ignorare il razzismo e l’intolleranza di cui si sta macchiando l’amministrazione a cui risponde.
C’era una volta un indiano di nome Gandhi, che sui diritti umani avrebbe qualcosa di utile da aggiungere, e basterebbe ovviamente questo.
Ma aggiungiamo anche c’era una volta una donna che dovrebbe sapere quale considerazione e rispetto abbia il suo presidente e in genere il suo partito per il presunto sesso debole.
C’era una volta i diritti umani, infine.
E l’assenza totale di memoria, personale e quindi collettiva, di questi ultimi...
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Tutto procedeva placidamente finché qualcosa si presentò a disturbare il disegno ormai noto.
Un’altra lampadina.
Una lampadina straniera.
Quest’ultima, non appena fu avvistata da tutte le altre, si guadagnò all’istante ogni attenzione.
Inevitabile, ma non per il motivo che credete e che pensavano le lampadine stesse.
Accade sovente, assecondatemi anche su questo.
Le reazioni delle lampadine furono variopinte e diversificate, ma coerenti e complementari in un unico coro di sdegno e rifiuto.
Perché, a loro avviso, la lampadina straniera rubava il posto alle altre e perché sembrava credere in qualcosa di diverso da loro, perché pareva non rispettare le loro leggi e perché non faceva quel che loro facevano, perché faceva cose che loro non immaginavano e perché sembrava simile a loro e questo era l’inganno...
Dal libro Spiegare ai bambini con le storie: Racconti per rendere semplici i grandi temi della vita moderna